Isole Eolie
 

L'arcipelago delle Isole Eolie prende il nome dal Dio dei venti Eolo (deriva dal greco aiolos e significa veloce), è formato da sette isole disposte a lungo la costa nord orientale della Sicilia, esse sono distribuite come a formare una grande coda di capodoglio di cui Vulcano è l'estremità più bassa e quindi vicina alla Sicilia ed Alicudi e Stromboli le due punte rispettivamente più a ovest e più a est. Le sette isole sono solo la parte emersa di imponenti apparati vulcanici che formano l'arco vulcanico eoliano di forma quasi semicircolare. Questa complessa struttura geologica, lunga circa 200 km, comprende, oltre alle isole emerse, anche cinque vulcani completamente sottomarini: Eolo, Enarete e Sisifo ad occidente di Alicudi e Lametini ed Alcione a nord di Stromboli. Le Eolie sono state nominate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO per i fenomeni vulcanici.

La mitologia racconta che Eolo viveva a Lipari, e riusciva a prevedere le condizioni del tempo osservando la forma delle nubi sbuffate da un vulcano attivo, probabilmente lo Stromboli.

Grazie a questa abilità, determinante per gli isolani che erano in gran parte pescatori e necessitavano di conoscere gli eventi meteorologici che sarebbero avvenuti, Eolo guadagnò grande popolarità nell'arcipelago, e secondo una teoria, fu da questi fatti che un semplice Principe greco, abile nel prevedere il tempo dalle nubi, alimentò il mito del dio Eolo in grado invece di controllarle.

Geologicamente l'origine di queste isole si perde alle radici del tempo, quando nel Tirreno si crea una fessura da cui il magma risale e dà origine, tra i 3000 ed i 1000 m di profondità ad una serie di terre vulcaniche delle quali solo una piccola parte emerge. Siamo, secondo le più recenti teorie, nel Pleistocene, poco meno di un milione di anni fa. Le prime a formarsi sono Panarea, Filicudi ed Alicudi. Le più giovani sono le isole ancora oggi attive Vulcano e Stromboli. Le eruzioni si susseguono nel corso dei millenni e la loro diversa natura produce fenomeni differenti: dalla formazione della pietra pomice, così leggera da galleggiare sull'acqua, alle colate del nero vetro d'ossidiana, così tagliente da essere scelto dalle popolazioni antiche per la fabbricazione di utensili affilati.

 

Lipari ( Liparaion o Meligunis )

È l'isola più grande, con una superficie di 37 Kmq e 9,5 Km di lunghezza. Dista circa 42 miglia marine dalla costa Siciliana, dà il nome al comune nel quale si collocano tutte le isole Eolie eccetto l'isola di Salina. L'isola, montuosa e frastagliata, raggiunge la massima altitudine con il monte Chirica (602 m), seguito dal monte S. Angelo (594 m). L'isola conta circa 12.000 abitanti e popolano le frazioni dell'isola: Canneto, Acquacalda, Quattropani e Pianoconte. Il centro storico di Lipari è dominato dal Castello, l'unica acropoli greca, il quale è posto su un promontorio; la sua costruzione risale a tempi remoti, con una torre facente parte delle fortificazioni greche del IV-III secolo a. C., con torri medievali del secolo XIII e cortine murarie di epoca spagnola. Oggi il Castello rappresenta il centro della vita culturale delle Isole Eolie, animato dalla presenza giornaliera di molti visitatori che possono ripercorrere le tappe della storia delle isole attraverso la visione degli scavi archeologici, dei padiglioni del Museo Archeologico, delle chiese principali (XVI-XVIII secolo), tra cui la cattedrale dedicata a San Bartolomeo con l'annesso chiostro di fondazione normanna (XII secolo), e delle mura di fortificazione. La sua natura vulcanica è evidente nella Valle Muria, dalle rocce rosse, e nella costa nord-orientale, coperta da una vasta colata di pomice. Su questa bianca montagna di panna si intersecano le tre colate di ossidiana della Forgia Vecchia, delle Rocche Rosse, e quella più antica a nord di Canneto.

Fra le attività economiche, un tempo si registrava l'estrazione della pomice, oggi tale attività non viene più svolta per una serie di problematiche sanitarie ed ambientali, ad oggi sono comunque presenti i fabbricati dell'insediamento industriale, l'unico nelle Eolie. oggi L'economia dell'isola è basata principalmente sull'attività turistica e sulla pesca.

I porti di approdo sono marina corta e marina lunga, da qui ci si trova subito sul corso principale dove la vita liparota con i negozi ricchi di prodotti tipici, ossidiana, pomice ecc. Lipari si può visitare agevolmente con i mezzi pubblici e privati presenti sul porto con i taxi ecc.

Diversi sono i luoghi dove fare il bagno, spiagge sabbiose di un bianco accecante come la cala della pomice, zone rocciose come quelle del versante nord ovest, ricco di grotte, faraglioni e scogli affioranti ecc… L'isola è ricca di alberghi, B&B, case vacanze ecc… vi è la presenza di molti locali notturni, discoteche, pub, ristoranti ecc… A tratti ed in alcuni periodi dell'anno può apparire caotica ma è bello visitarla.

Salina ( Didyme )

Con un'estensione di 26,8 Kmq, è per dimensioni seconda a Lipari, conta circa 2300 abitanti distribuiti nei 3 comuni , Santa Marina e la sua frazione Lingua, Malfa con la sua frazione Pollara, e Leni con le frazioni Rinella e Valdichiesa (Salina è l'unica isola che non fa parte del comune di Lipari). Da Lingua, che è all'estremo sud-est dell'isola, inizia una strada che collega tutta l'isola da Lingua a Rinella e che è lunga circa 20 Km ma che non consente di fare il giro completo, pertanto, seppur Rinella dista via mare da Lingua soltanto 2 km circa, via terra è raggiungibile solo percorrendo tutta la strada ed in pratica tutta l'isola. Da Lingua si va verso Santa Marina che è il porto principale e che dista km 2, da lì a Malfa che dista km 8 e da Malfa si arriva prima a Leni e successivamente a Rinella che dista circa 8 Km da Malfa. Da Malfa, si raggiunge la località Pollara, famosa poiché ha rappresentato il set principale del film "Il postino" di Massimo Troisi.

 

Il nome attuale deriva da un laghetto dal quale si estraeva il sale, il nome antico di origine greca “Didyme” significa la gemella, ciò nasce dalla presenza dei due rilievi montagnosi, i più alti di tutto l'Arcipelago: il monte "Fossa delle Felci", alto 961 metri e raggiungibile attraverso diversi sentieri sentiero (in media 2 ore circa a piedi), durante la salita è possibile osservare una bellissimo bosco ricco di moltissime specie vegetali ed ovviamente dalla presenza massiccia di felci. Una volta raggiunta la cima è possibile ammirare l'arcipelago nella sua interezza, oltre ad una parte della Sicilia, e quando la visibilità è buona, è possibile osservare l'Etna. L'altro rilievo è il "Monte dei Porri", 860 m che conserva la tipica forma conica, ricco di vegetazione ad arbusti come ad esempio il corbezzolo. Grazie alle sue meraviglie naturalistiche nel 1980 è stata istituita la Riserva Naturale Orientata, istituita, per l'intero arcipelago, con Legge Regionale n 98/81 e resa ufficiale con D.A. n. 87/84, che sull'isola comprende le montagne delle Felci e dei Porri ed il laghetto di Lingua.

L'aliscafo e le navi attraccano in due porti: Santa Maria e Rinella, dal porto di Santa Marina a 100 metri si trova il corso principale e cuore pulsante di tutte le attività ricco di negozietti, ristoranti, alberghi, noleggiatori auto, moto e mezzi nautici, diving, la darsena turistica, ecc… a destra del porto vi è una spiaggia a sassi molto caratteristica. Una volta giunti al porto di Rinella è invece possibile osservare sulla sinistra la spiaggia dell'ariana, a destra una piccola spiaggia sabbiosa e nera, alzando lo sguardo è visibile il centro abitato con bar, pizzerie e ristoranti, ancora più in alto è visibile la località di Leni.

L'intera isola si può visitare via terra grazie ai sevizi pubblici o con i taxi che percorrono l'unica strada panoramica e che offre molte viste sulla costa frastagliata permette di raggiungere i vari centri abitati dell'isola. Da Santa Maria si sale e si oltrepassa Capo Faro dirigendosi verso Malfa. Si prosegue lungo la strada costiera che sovrasta Punta Perciato, un arco naturale visibile però solo dal mare o dalla spiaggia di Pollara, tra le più belle e suggestive calette dell'isola. Altre spiagge si trovano a Santa Marina, Lingua, Malfa e Rinella. Le coste dell'isola sono molto interessanti dal punto di vista biologico/naturalistico, inoltre, la loro enorme diversità offre a tutti la possibilità di godere delle bellezze sommerse di Salina. Si può spaziare dalle escursioni di snorkeling su fondale basso ma ricco di vita e coloratissimo, adatte anche alle famiglie con bambini piccoli, ad immersioni più impegnative e quindi adatte a sub con preparazione medio/alta. Sulla terraferma è possibile visitare le due montagne, scegliendo i sentieri da percorrere in base alla propria età o preparazione fisica. Inoltre, sarà possibile scegliere escursioni prettamente naturalistiche ed osservare la flora e la fauna oppure escursioni legate agli aspetti archeologici, nell'isola esistono ben 5 campi archeologici che vanno dall' età del medio bronzo a quella romana. Salina è per antonomasia l'sola verde, quella sicuramente più fertile e ricca d'acqua, oggi la sua l'economia si basa sul turismo, sulla coltivazione di uva pregiata da cui si ricava la “Malvasia” un pregiato vino di colore ambrato e dal sapore dolce, e la coltivazione di capperi esportati in tutto il mondo. Si tratta di un' isola adatta a chi ama la natura, la tranquillità e per chi vuole viaggiare insieme alla propria famiglie, è probabilmente il giusto compromesso tra divertimento e relax.

Vulcano ( Hierà )

Ha una superficie di 21 Kmq, è l'isola delle Eolie più vicina alla costa Siciliana, dista infatti circa 11 miglia nautiche da Milazzo, ed è solitamente la prima ad essere raggiunta con navi ed aliscafi quando ci si imbarca da Milazzo. Nell'antichità l'isola era sacra ad Efesto, il dio dei vulcani e delle forze endogene della natura e portava il nome di Hierà (la sacra) o di Hierà Ephaistou (l'isola sacra a Efesto), ma sull'isola non sono mai state ritrovate testimonianze di culto prestate a questa divinità. Sono fiorite delle leggende che collocano nel cratere del suo vulcano l'officina di Efesto, nella quale lavoravano i ciclopi, ma ancora agli inizi del XV secolo gli spiriti infernali del vulcano si divertivano a disormeggiare le navi che cercavano rifugio dalle tempeste, se non si poneva una croce su l'ormeggio. Come tutti i vulcani presenti nella penisola Italiana, si è formato a causa del movimento della zolla Africana, che muovendosi in direzione Nord esercita una forte pressione su quella euroasiatica. L'isola deve in effetti la sua esistenza alla fusione di quattro vulcani di cui il più grande ed anche il più attivo è il Vulcano della Fossa , che la domina dall'alto dei suoi 391 metri di pietra rossastra. Lo affianca il più piccolo Vulcanello (123 m), emerso a formare una piccola e tonda penisola a nord nel 183 a.C. Alla particolare forma di attività vulcanica, caratterizzata da lava acida e da una serie di esplosioni in cui il tappo viene scagliato verso l'alto, seguito da grandi massi incandescenti, è stato dato il nome a questo tipo di attività, detta appunto “vulcaniana”. In mezzo due grandi rade, una aperta a ponente ed una aperta a levante e che consentono, spostandosi a seconda delle necessità, di essere protetti con qualsiasi condizione meteo marina. Sebbene l'ultima eruzione sia avvenuta nel recente 1890, il vulcano non ha mai cessato di dare prova della propria vitalità ed ancora oggi si osservano differenti fenomeni: fumarole, getti di vapore sia sulla cresta che in diverse zone anche a bassa quota, emissioni sottomarine ed inoltre, è importante la presenza di naturali vasche di fanghi sulfurei dalle apprezzate proprietà terapeutiche.

 

Con l'aliscafo e la nave si raggiunge il porto di Levante, quello commerciale, di fronte al quale si estende il centro principale dell'isola, ricco di negozietti e caratterizzato da sculture contemporanee in pietra lavica (Efesto ed il vaso di Pandora al porto, Il riposo di Eolo nella piazzetta principale). Notevole la presenza di ristoranti, pizzerie ed alberghi. Da qui si raggiunge agevolmente la rada di Levante, caratterizzata dalla presenza di una spiaggia di fine sabbia nera e chiamata appunto “ sabbie nere ”. La rada è semi circolare, riparata dai venti dei versanti sud orientali ed occidentali. Vi è la presenza di due caratteristici faraglioni e nelle vicinanze vi è la presenza della “ Valle dei Mostri ”, una zona molto suggestiva caratterizzata da sculture naturali di lava che grazie anche all'erosione del vento hanno assunto la forma i mostri mitologici, e di animali, tra cui l'orso. Visitando l'isola, si può salire sul cratere e da qui avere una vista di incomparabile bellezza, con in primo piano la penisola di Vulcanello, di fronte Lipari ed a sinistra di questa si osserva Salina dal caratteristico profilo, in lontananza Filicudi e sempre a sinistra, nei giorni particolarmente limpidi si intravede Alicudi, a destra si osserva Panarea, affiancata dai suoi numerosi scogli ed isolotti e sullo sfondo di questi si osserva Stromboli dalla forma di trottola. Il sentiero è abbastanza agevole, sale gradualmente attraverso una serie di tornanti lungo il fianco della montagna, a metà strada si incontra un tratto in terra rossa battuta, scavata da profondi solchi irregolari, e sembra quasi di essere sbarcati su Marte. Più si sale e più l'odore di zolfo si fa intenso, accompagnato da sporadiche nuvole di vapore. In cima lo spettacolo è stupendo: la grande voragine del Cratere della Fossa coronata, a sud, da nuvole di vapori sulfurei bollenti che, con un sibilo che sembra provenire direttamente dal centro della terra, scaturiscono dalla superficie spaccata, colorano la pietra di giallo ocra e di rosso e si condensano in cristalli, fragilissimi. Sono le cosiddette fumarole. Il giro del cratere permette di scoprire la parte meridionale dell'isola e di godere di uno dei più bei panorami dell'intero arcipelago. I fondali di Vulcano sono interessantissimi dal punto di vista biologico ma allo stesso tempo, le immersioni sono spesso pericolose per via delle forti correnti e della tipologia di fondale che scende verso profondità abissali in maniera molto repentina. Le spiagge più caratteristiche sono le sabbie nere e la spiaggia dell'asino nel versante sud dell'isola, raggiungibile sia via mare che attraverso la strada che da vulcano porto prosegue verso località Piano e da li scende verso la località chiamata Gelso . Vulcano è un'isola di grande bellezza, nella quale sembra che coesistano le caratteristiche di ognuna delle Eolie; il verde di Salina, la lava di Stromboli, le grotte di Lipari e Panarea, l'aria antica e tipicamente isolana di Alicudi e Filicudi. Il turismo appare a tratti soffocante poiché la vicinanza alla Sicilia la rende la prima meta di imbarcazioni che trasportano orde di turisti. Nonostante ciò è possibile vederla in tutto il suo splendore nei periodi di maggio/giugno e settembre/ottobre, momenti in cui l'isola torna ad essere calma e rilassante.

 

Panarea ( Euonymos )

Panarea, anticamente chiamata Euonymos, testualmente quella che sta a sinistra, ovvero alla sinistra dei naviganti che da Lipari si dirigevano in Sicilia. Il nome Panarea, deriva da Panaria ( tutta sconnessa), è la più piccola dell'Arcipelago delle Eolie, con una superficie di soli 3,4 Kmq ed una elevazione di 421 metri nel timpano del corvo e dista da Lipari 11,5 miglia. Quella che oggi e' emersa, è solo una piccola parte di quella che anticamente esisteva, in quanto una parte di essa è sprofondata in seguito ad un'eruzione vulcanica e che formò una serie di isolotti ( Basiluzzo, Dattilo, Bottaro, Lisca bianca, Lisca nera, i Panarelli e le Formiche ) staccati tra di loro, ma uniti sotto la profondità del mare, ed è insieme ad essi che Panarea forma un piccolo arcipelago situato su un unico basamento sottomarino tra Lipari e Stromboli.La parte orientale e meridionale dell'isola ha delle coste relativamente limitate in altezza, caratterizzate da piccole spiagge e vaste zone pianeggianti, anticamente coltivate a vigne ed oliveti e di cui ancora oggi si notano i terrazzamenti che erano adibiti alle colture, oramai abbandonate. Il lato occidentale e settentrionale è caratterizzato da alte coste inaccessibili e molto frastagliate, un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata.

Il condotto principale dell'originario complesso vulcanico è situato all'incirca nel tratto di mare compreso tra lo scoglio La Nave e lo scoglio Cacatu . Sempre dal mare, sulla costa occidentale ( Cala Bianca ), sono invece visibili i resti di un camino vulcanico secondario dalla forma di grosso imbuto. Sul lato nord-est dell'isola, sulla spiaggia della Calcara è tuttora possibile scorgere fumarole di vapori che si levano dalle fessure fra le rocce (dai suggestivi colori sulfurei), ultime tracce di attività vulcanica con temperature fino ai 100 °C. In alcuni punti fra i ciottoli in riva al mare, per effetto di queste sorgenti di calore, l'acqua ribolle fino ad essere ustionante. Altri fenomeni eruttivi subacquei (recentemente alla ribalta della cronaca per un'improvvisa accelerazione dell'attività) sono evidenti nel ribollire delle acque fra l'isolotto di Bottaro e Lisca Bianca. Non sono invece più identificabili le sorgenti termali segnalate sulla carta poco a nord della punta Peppe Maria ormai purtroppo cementificate dal "lungomare" costruito negli anni ottanta. L'approdo più importante e scalo commerciale e turistico è nella località San Pietro , la principale contrada dove si concentra l'odierno abitato e dove sono insediati ristoranti, boutique ed alberghi. Le altre contrade sono Ditella o Iditella a nord-est e Drautto , a sud-ovest. L'isola nel periodo invernale conta circa 300 abitanti, ma d'estate sono si popola di giovani, ideali per i divertimenti vi è pure una discoteca che è fra le più famose del Mediterraneo.

Stromboli (Strongylos)

Stromboli, anticamente Strongylos che significava trottola, nome che gli antichi greci diedero per la caratteristica forma. Essa è nota fin dall'antichità per il suo vulcano in attività continua, qui secondo la leggenda sorgeva la reggia di Eolo (la bronzea sulle alte colonne) ed il colore di alcune zone dell'isola conferma l'esatta immagine poetica di Omero. Di certo le esplosioni del cratere sono state uno dei fari più conosciuti nell'antichità per chiunque navigasse nel Tirreno.

 

 

Si tratta di un'isola vulcanica che emerge dal mare con picchi scoscesi, coste poco ospitali e mancanza totale di strade, fino agli anni settanta era priva di elettricità e con pochissima acqua, nonostante nei decenni successivi le scomodità siano diminuite quest'isola è frequentata da persone alla ricerca di un paesaggio naturale unico nell'intero Bacino del Mediterraneo e di piccole oasi di spiagge dove fare il bagno indisturbati lontano da centri turistici molto affollati, assieme a Panarea, per eccellenza l'isola dei vip: mentre però Panarea e piena di discoteche e locali, chi va a Stromboli cerca generalmente tranquillità e anche per questo per i locali dell'isola e vietato diffondere musica oltre le due di notte.

I mezzi nautici commerciali, navi ed aliscafi, approdano sul versante nordorientale, coperto da un manto verde sul quale spiccano le bianche casette cubiche della località San Vincenzo che si estende a nord con S. Bartolo , di fronte a S. Vincenzo si erge l'isolotto di Strombolicchio , uno sperone roccioso sulla cui cima si ergono un faro ed una strana conformazione in cui si ravvisa la forma della testa di un cavallo, mentre nell'altro approdo, situato a sud-ovest sorge Ginostra , una trentina di case abbarbicate alla roccia, completamente isolate (non ci sono strade, ma solo una mulattiera che si inerpica lungo il fianco della collina) e collegate al resto del mondo solo via mare (e non per tutto l'anno) attraverso quello che viene definito il porto più piccolo del mondo. A nord, nel tratto che separa le due località, si trova il versante più impressionante, arido e scosceso, con la sciara del fuoco, via scelta dalla lava ogni volta che il vulcano decide di eruttare.

Il flusso turistico verso l'isola costituisce l'unica risorsa economica dell'isola infatti giornalmente si organizzano escursioni sul cratere con guide esperte. Altro modo per apprezzare tutti i differenti aspetti di quest'isola è l'escursione notturna. Impressionante la scoscesa Sciara del Fuoco e di notte, le eruzioni vulcaniche che con una regolarità incredibile scagliano i lapilli rosso fuoco contro il nero del cielo dando vita a magnifici fuochi d'artificio naturali (le emissioni di giorno appaiono grigiastre).

 

Filicudi ( Phoenicusa ) 

Anticamente era nota come Phoenicusa , ricca di felci, che però, in quel caso non indicava la pianta che oggi conosciamo come felce, ma una caratteristica palma nana ancora presente sui promontori dell'isola. Filicudi è, in ordine di grandezza, la quinta isola dell'Arcipelago. La popolazione, circa 200 abitanti (che cresce a circa 3000 nella stagione estiva), è distribuita tra i centri di Filicudi Porto , Valdichiesa , Pecorini , Pecorini a mare , Canale e Rocca di Ciavoli collegati tra loro dall'unica strada asfaltata dell'isola e da una fitta trama di mulattiere. La località di Stimpagnato, nella parte sud-est dell'isola, è abitata soltanto durante l'estate. La luce elettrica è presente solo dal 1986, con un impianto di generazione a gasolio, Il turismo ha iniziato a svilupparsi principalmente in quel periodo, crescendo poi di anno in anno fino a rappresentare quello che oggi è l'unica risorsa dell'economia isolana. I versanti sono scoscesi, le coste rocciose e spesso basaltiche, molto interessante è la grotta del bue marino e poco lontano si erge in mezzo al mare l'altissimo scoglio di origine vulcanica che per la sua forma è chiamato la Canna. Due sono gli approdi principali, nessuno dei quali però può definirsi sicuro per ogni condizione meteorologica.

 

Il Porto, quello dove approdano quasi tutte le navi, i traghetti e gli aliscafi, è naturalmente la zona più frequentata e "commerciale" dell'Isola. Pecorini Mare, rappresenta l'alternativa di attracco nelle giornate in cui per le condizioni meteo o per altri motivi i mezzi di collegamento non possono approdare al Porto. Da Filicudi Porto, si può raggiungere il villaggio Preistorico situato sul promontorio di Capo Graziano, dove persistono i resti di circa 25 capanne, di forma per lo più ovale. L'insediamento risale all'età del bronzo ed è successivo ad uno sorto in riva al mare, poi spostato in alto probabilmente per meglio difendersi dai possibili attacchi.

 

Alicudi (Aericusa)

L'isola ha una superficie di 5,2 km² anticamente era chiamata Aericusa, nome attribuitole grazie alla presenza di erica, pianta ancor oggi abbondante sulle pendici e nelle valli inaccessibili del cono vulcanico oggi spento. La popolazione, che attualmente non raggiunge le 150 anime, superava i 1200 abitanti all'inizio del secolo, prima delle grandi emigrazioni verso l'America e l'Australia. Sfruttava intensamente il suolo, riuscendo addirittura ad esportare parte della produzione di olio e di capperi. Un'opera impressionante di terrazzamenti con muri a secco e una rete stradale di mulattiere a scalinate testimoniano, ancora oggi, l'attività e l'organizzazione di questa comunità essenzialmente contadina, i cui insediamenti principali erano siti in montagna, nelle vicinanze delle zone coltivate. Come nelle altre isole, la maggiore difficoltà dello sviluppo dell'agricoltura era legata alla mancanza di sorgenti. Il problema dell'acqua, esclusivamente piovana, era stato risolto grazie ad un sistema molto elaborato di raccolta delle acque e di cisterne: ogni casa ha ancora la propria, spesso anche più di una. Se ne possono trovare alcune, dislocate nei campi, che erano alimentate dai pochi torrenti che si formano durante le piogge. Oggi l'agricoltura è praticamente abbandonata e l'economia si basa soltanto sul turismo. l'isola è dominata dal monte Filo dell'Arpa un vulcano spento perfettamente circolare che si erge per 675 metri sul livello del mare. Alicudi è abitata solo sul versante orientale, in quello che rappresenta l'unico centro abitato dell'isola e diviso in cinque piccole frazioni: Alicudi porto, che si trova a livello del mare e si caratterizza per la presenza del molo sul quale attraccano traghetti ed aliscafi, due negozi di alimentari (gli unici due presenti sull'isola) e l'ufficio postale (ad Alicudi non ci sono ne banche ne bancomat), contrada Tonna, che costituisce la frazione più ad ovest dell'isola, San Bartolo, che si trova salendo dal porto ad una altezza di circa 330 metri ed è caratterizzata dalla presenza della chiesa dedicata a San Bartolo, patrono dell'intero Arcipelago, contrada Pianicello, che si trova alla stessa altezza di S. Bartolo, ma più ad ovest e contrada Sgurbio, che si trova alla stessa altezza di S. Bartolo, ma sul lato Est .

 

I principali prodotti dell'isola sono l'ulivo, la vite, i capperi e la pesca. Le coste sono scoscese e ripide il mare è accessibile solamente tramite scogli o spiaggette di sassi. Risalendo invece le ripide mulattiere, ci si immerge nei mille colori offerti da agavi, fichi d'india, capperi in fiore, bougainville rosse, rosa, viola, arancio e, naturalmente, eriche.

Nella zona più alta dell'isola, Filo dell'Arpa, il paesaggio cambia profondamente rispetto alla zone marittima, le piante di ulivo e di fico d'india, molto diffuse fino ai 300 metri, cedono il posto a felci, alberi di castagno e tigli.

 

mmagini prese da : google earth , internet e Necton marine research society